Sovranità è la parola chiave su cui è possibile costruire una nuova polarità politica, capace
di stravolgere tutti gli schemi precostituiti. Sovranità dello Stato nazionale che si fonda su
popolo, territorio, ordinamento giuridico.

Uno Stato autorevole e perciò stesso non sottomesso ad alcuna altra entità, sia essa sovranazionale o regionale, né subalterno ad alcun potere di ordine economico e finanziario.

Un Progetto nazionale ed europeo, in grado di esprimere e realizzare un disegno civile, politico, culturale nel segno della identità, della tradizione, di una visione comunitaria e sociale.

Sono queste le coordinate dell’azione politica di una Destra che rivendica la Sovranità
nazionale e popolare. Una Destra fiera della sua autonomia e dei suoi valori, capace di
leggere le trasformazioni in atto a livello locale e globale e di sviluppare politiche adeguate
alla sfida dei cambiamenti. Anzi, essa stessa capace di incidere sui processi di
cambiamento restituendo senso alla Politica e orientamento ai valori.
Il nostro è un tempo segnato da profonde modificazioni strutturali. Cambiano gli assetti, i
modi di vita tradizionali. Cambiamenti causati dai processi di sviluppo globale, che vanno
ben al di là della internazionalizzazione delle attività economiche e dei commerci. La
Globalizzazione poggia le sue dinamiche su un processo scientifico e tecnologico
rivoluzionario che incide sugli stili di vita, sul pensiero (omologandolo nel “pensiero unico”),
sullo spazio e sul tempo. Impone la cultura del presente, che cancella passato e futuro.
Incrina le antiche certezze su cui poggiavano le nostre società. Modifica linguaggi,
concetti, paradigmi. In questo contesto si avverte come mai prima d’ora l’urgenza di un
recupero di Responsabilità. Responsabilità nei confronti di un Paese che cerca il
cambiamento e la liberazione da antichi condizionamenti nazionali ed internazionali.
Responsabilità che va coniugata con una Idea di Progetto di grande respiro.
Un Progetto per l’Italia che racchiuda un’idea di sviluppo nel campo sociale ed economico,
promuovendo realmente il Made in Italy, il reddito degli italiani e il mercato interno, che
non deve essere invaso dalle importazioni provenienti da paesi privi di regole sociali e
ambientali. Un Progetto per l’Italia che valorizzi il suo immenso patrimonio culturale, le sue
bellezze naturali e il suo territorio e la sua eccezionale produzione agroalimentare. Un
Progetto che renda l’Italia protagonista nel Mediterraneo, come la cerniera tra Nord e Sud,
tra Est ed Ovest. Un Progetto per un’Italia che punti decisamente alla ri-costruzione dell’Europa, ad una idea di Europa diversa da quella, fallimentare, di oggi.

Non abbiamo bisogno, come affermano gli eurocrati e le attuali élite di Bruxelles, di “più Europa”, ma di un’Europa diversa, dove la libera circolazione delle merci e delle persone non avvenga a scapito della sovranità degli Stati nazionali. Un’Europa con un mercato unico, certamente,
come lo era in passato, ma senza i vincoli che fin qui hanno ingabbiato la libertà di scelta
dei popoli e dei loro rispettivi governi.

I trattati che fin qui dicevano di puntare a costruire una Europa coesa politicamente non
hanno dato risultati positivi. Al contrario, la crisi finanziaria (che poi è diventata produttiva e
occupazionale) ha messo in evidenza l’inesistenza di veri strumenti di difesa e di
protezione sociale ed economica. Le povertà sono aumentate in linea esponenziale, fino
ad investire il ceto medio in tutti i Paesi dell’Eurozona, con punte particolarmente acute
nell’area del Sud Europa. A un decennio dal fallimento della Lehman Brothers ancora non
si intravedono vie d’uscita da un sistema che ha bruciato capitali e distrutto lavoro nel
mondo industrializzato. In questo quadro, l’Europa perde sempre più terreno rispetto alle
superpotenze di Usa, Cina e Russia. Con conseguente perdita di centralità e di valore.
Aggravata dalla cecità che le impedisce di guardare alla Mosca di Putin nella dimensione
di un Continente che vada dagli Urali all’Atlantico, ricucendo la trama che lega radici
cristiane, culture, storie, filosofie, dipanatesi nel corso dei secoli.
Il quadro fin qui sinteticamente tracciato fa da sfondo alle scelte e alle decisioni che la
Destra italiana dovrà assumere se non vorrà disperdere le proprie potenzialità o, peggio,
immiserire la sua storia passata nella pesca delle occasioni. La Destra, storicamente, è
sempre stata portatrice di una visione di società, di una cultura, di una idea di socialità, di
una concezione spirituale della vita. Ridurne la portata ad un ruolo subalterno, privo di una
autonomia di pensiero, relegarla ad una funzione aggiuntiva per fini meramente elettorali
significherebbe svilirla, annullarla definitivamente.

È evidente che dopo le elezioni politiche del 2018 il centrodestra, come lo
abbiamo conosciuto e vissuto dal 1994 in poi, non esiste più: l’affermarsi delle forze
sovraniste e populiste (Lega e Movimento 5 Stelle) ha scompaginato gli assetti politici
precedenti e lo stesso bipolarismo Destra/Sinistra. Dare rappresentanza al Paese
nell’epoca dei populismi implica, certamente, una scelta di campo tra chi sta dalla parte
delle oligarchie (finanziarie, tecnocratiche, eurocentriche, globaliste) e chi si oppone a
questo nucleo di potere, difendendo spazi di sovranità e di libertà. La Destra che vuole la
sovranità non ha dubbi su quale sia il versante in cui posizionarsi. Vede nel primato della
politica e della sovranità popolare sull’economia la chiave di volta per domare il
capitalismo rapace, la finanza speculativa, la dittatura delle grandi concentrazioni
bancarie. Aspira alla costruzione di un’economia sociale di mercato, dove lo Stato,
recuperando autorevolezza e gerarchia, torni a essere presente nella gestione e nel
controllo delle attività e delle strutture strategiche dell’economia nazionale. Difende i valori
della famiglia, con una preminente attenzione alla nascita e all’educazione dei figli.
Promuove politiche attive per la crescita demografica, al fine di invertire il trend negativo
che ha investito sia l’Italia che l’Europa. Guarda al Mezzogiorno e alle sue potenzialità in
una ottica nazionale al fine di saldarne lo sviluppo con le aree più avanzate del
Settentrione.

Pensa che il regionalismo, nella sua valenza neo-centralista, foriera di nuovie più pesanti centri di spesa, vada ripensato. Così come va ridefinito il sistema delle
autonomie territoriali dopo il varo dalla riforma Delrio, con particolare riguardo al recupero
del governo dell’area vasta su base provinciale, come soggetto terzo di programmazione
strategica tra livelli intercomunali. Sul piano degli assetti istituzionali auspica l’elezione di
un’Assemblea Costituente per costruire una nuova architettura istituzionale che superi il
bicameralismo perfetto e consenta l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, e
avvii la ridefinizione degli assetti autonomistici dopo i guasti provocati dalla riforma del
Titolo V della Costituzione. La Destra che vuole la sovranità si fa carico, come già detto, di
una idea di Europa confederale, solidale, sociale, rispettosa della sovranità delle nazioni.
Guarda al Mediterraneo e al continente africano come ambiti entro i quali l’Italia torni ad
essere protagonista, soggetto attivo economicamente, socialmente, culturalmente. Lo
stesso problema migratorio, che grazie al Governo giallo-verde ha trovato nel ministro
Salvini un abile e concreto interprete delle istanze di blocco dei flussi di immigranti
irregolari e un recupero di autorevolezza nei confronti della perdurante indifferenza
dell’Europa verso il nostro Paese, deve ora trovare una più articolata e complessa risposta
che dia concretezza allo slogan “aiutiamoli a casa loro”, a fronte dei guasti provocati dal
neo-colonialismo rapace delle grandi multinazionali, dei settori finanziari e dei fondi
sovrani cinesi. In sintesi la Destra vuole la sovranità per difendere e promuovere l’identità
e l’appartenenza comunitaria del nostro Popolo, per ridare dignità alla civiltà italiana nel
contesto europeo.
La Destra che vuole la sovranità avverte l’esigenza primaria di dare una risposta alla
carenza di classe dirigente, non solo nel campo politico. Il declino di cui soffriamo trova in
questa carenza la principale delle sue cause. Gli stessi processi di deresponsabilizzazione
sono il prodotto di una assenza di classe dirigente adeguata, non solo del sovraccarico di
norme, regolamenti, codicilli spesso contraddittori tra loro e tale da rendere rischiosa
qualunque decisione, su cui comunque appare indispensabile mettere ordine. Gli elementi
fin qui trattati rappresentano solo la base di una riflessione comune tra forze che si
richiamano ad una comune matrice di Destra per giungere ad un Progetto condiviso per
l’Italia. La Destra che vuole la sovranità li mette a disposizione per la nascita del Polo
sovranista italiano.

Il nostro obiettivo è quello di contribuire a costruire il POLO DEL SOVRANISMO
RESPONSABILE E DI GOVERNO A DIFESA DELL’INTERESSE NAZIONALE, per portare
l’Italia fuori da una condizione di sudditanza in Europa e nella Globalizzazione, senza
avventure e senza demagogia. Per raggiungere questo obiettivo il mondo della Destra può
avere un ruolo decisivo se riuscirà a superare la diaspora che lo ha diviso dopo lo
scioglimento di Alleanza Nazionale e la fine del Popolo della Libertà.
Crediamo profondamente sbagliato affrontare questo momento in chiave individuale o di
gruppo, cercando di entrare in ordine sparso nei partiti che oggi si richiamano a posizioni
sovraniste. Al contrario la DESTRA CHE VUOLE LA SOVRANITÀ SI DEVE RITROVARE
IN UNA CASA COMUNE che permetta di esprimere proposte politiche e selezionare una
classe dirigente realmente rappresentativa. Questo non vuol dire cercare scorciatoie
costituendo partiti e partitini, o aderire a cartelli elettorali finalizzati solo a superare il
quorum delle prossime elezioni europee, significa invece confrontarsi come AREA POLITICA ORGANIZZATA con le leadership naturali che sono emerse in questi anni. A
cominciare da MATTEO SALVINI AFFERMATOSI COME LEADER NATURALE DEL
POLO SOVRANISTA, per giungere fino a Giorgia Meloni che sta lanciando in questo
periodo messaggi di aggregazione. A tutto questo mondo noi chiediamo di superare i
personalismi, di evitare chiusure nell’aggregazione territoriale, di aprire UN GRANDE
DIBATTITO SUI CONTENUTI PROGRAMMATICI DEL SOVRANISMO E SULLE FORME
ORGANIZZATIVE CHE QUESTO DEVE ASSUMERE.

Noi proponiamo che IL POLO SOVRANISTA ASSUMA UNA FORMA CONFEDERALE,
federando insieme tutti i movimenti, le associazioni e le liste civiche disponibili ad unirsi
attorno ad un preciso progetto politico. Per fare questo, proponiamo di lanciare, subito
dopo le elezioni europee, GLI STATI GENERALI DELLE FORZE SOVRANISTE per dar
vita a un Progetto politico ampio, diffuso, articolato nel tessuto nazionale, che tenga conto
delle specificità dei territori e organizzi la sua presenza attiva con regole certe e forme di
selezione appropriate.

A questo appuntamento la Destra non deve arrivare in ordine sparso. Per questo
CANTIERE ITALIA SI COSTITUISCE COME RETE DI SOGGETTI POLITICI E SOCIALI
che si richiamano ai valori, alle idee e alle proposte sin qui riassunte, per implementare e
rafforzare, mantenendo autonomia organizzativa e decisionale, l’asse che oggi vede nella
Lega di Salvini l’elemento propulsore di una nuova polarità sovranista. A tal fine il Comitato
promotore si impegna a costituire UN COORDINAMENTO PERMANENTE delle
associazioni, movimenti, gruppi che a vario titolo aderiscono al Progetto di Cantiere Italia.

Come strumento di questa aggregazione lanciamo sul web la PIATTAFORMA MARCONI
(nome scelto come richiamo al valore della tecnologia della comunicazione ed al genio
Italiano), in alternativa alla Piattaforma Rousseau del Movimento 5 Stelle, come luogo di
confronto, di reclutamento e di voto per tutta l’area di Destra e tutto il mondo sovranista.
Cantiere Italia ha già raccolto quasi 100 personalità politiche della nostra area, ma siamo
convinti che esista una DESTRA SOMMERSA fatta da tanti cittadini, comunità e ambienti
che possono e devono emergere per far sentire la propria voce al di là di tutte le vecchie
gerarchie consolidate.

Da qui alle elezioni europee dobbiamo dare vita ad una grande MOBILITAZIONE
MOVIMENTISTA, CONTRO I VINCOLI DELL’UNIONE EUROPEA sulla politica economica
italiana e, insieme, PER INTERPRETARE LE ISTANZE DELLE CATEGORIE CHE
CHIEDONO AL GOVERNO SCELTE POLITICHE REALMENTE IN GRADO DI PORTARE
L’ITALIA FUORI DALLA CRISI ECONOMICA E SOCIALE. Per questo indossiamo
simbolicamente i GILET GIALLI che contraddistinguono la protesta popolare che sta
sancendo la fine politica della Presidenza Macron.

Noi siamo convinti che dopo le lezioni europee si potrà aprire una NUOVA FASE
POLITICA IN CUI IL POLO SOVRANISTA, RACCOGLIENDO TUTTE LE MIGLIORI
EREDITÀ DEL VECCHIO CENTRODESTRA, POTRÀ AFFRONTARE LE PROSSIME
SFIDE ELETTORALI CON UN CHIARO E RESPONSABILE PROGETTO DI GOVERNO.

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